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INFORMAZIONI


Definizione

Cenni sulla storia della banca dati del Catasto Dissesti

Contenuti visualizzabili

Il progetto IFFI (Inventario Fenomeni Franosi Italiani)



Definizione

Il dissesto idrogeologico è l'insieme dei processi morfologici (dall’erosione superficiale ad opera delle acque di ruscellamento o dei corsi d’acqua, sino alle frane o esondazioni dei fiumi) che modificano il territorio in tempi relativamente rapidi o rapidissimi, provocando danni all’ambiente, ai manufatti, alle attività antropiche, sino a causare talvolta la perdita di vite umane.

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Cenni sulla storia della banca dati del Catasto Dissesti

Il catasto regionale dei dissesti informatizzato nasce in una prima veste “embrionale” nei primi anni 90’ proprio dall’esigenza di aggiungere conoscenze nell’ambito del rischio idrogeologico.

All’inizio esisteva la sola versione alfanumerica, ovvero una versione descrittiva, che si basava sulle informazioni provenienti da alcuni uffici regionali, dalle biblioteche della Regione e dall’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrologica nel bacino padano di Torino (CNR-IRPI).

Dopo l’evento alluvionale dell’ottobre 2000, sono state raccolte tutte le informazioni rese disponibili non solo dai tecnici regionali, ma anche da liberi professionisti e Enti di ricerca.

A partire da tale data, alla banca dati descrittiva sono state associate anche informazioni cartografiche.

Col Progetto IFFI (Inventario Fenomeni Franosi in Italia, iniziato nel 2001 e conclusosi nel 2004 LINK), e sino al 2011, la banca dati è stata arricchita anche grazie alle attività svolte nell’ambito di convenzioni stipulate con il Dipartimento di Scienze della terra dell’Università di Torino, con il quale, a seguito di un lavoro di raccolta di una gran mole di dati effettuata presso le stazioni forestali della Regione, è stata effettuata anche una validazione geologica delle informazioni reperite, arricchendo notevolmente la base dati cartografica, anche per i dissesti storici quando possibile.

A partire dal 2010, infine, la banca dati è stata ulteriormente arricchita e tuttora viene periodicamente aggiornata con le segnalazioni effettuate dalle stazioni forestali grazie ad una nuova e innovativa procedura informatica di acquisizione dati, implementata dal Centro funzionale con la collaborazione del Comando del Corpo forestale della Valle d’Aosta nell’ambito delle attività volte al presidio del territorio.

Tale procedura consente di acquisire automaticamente presso il Centro Funzionale le informazioni sui dissesti raccolte dalle stazioni forestali dislocate sul territorio.

A seguito di tale operazione i geologi provvedono alla validazione e all’inserimento nel catasto dissesti dei fenomeni segnalati.

Ad oggi il catasto conta 12958 fenomeni censiti.

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Contenuti visualizzabili

Il web-gis rappresenta pertanto la volontà di divulgare al cittadino, ai professionisti ed gli Enti pubblici quel patrimonio di dati e informazioni raccolte in vent’anni, ma raccontano la storia dei fenomeni naturali verificatisi nella nostra Regione nell’ultimo millennio.

Nel sistema informativo sono visualizzabili, oltre ai dati del catasto dissesti, anche i dati derivanti dal progetto IFFI (Inventario Fenomeni Franosi in Italia).

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Il progetto IFFI (Inventario Fenomeni Franosi Italiani)

Il Progetto IFFI è stato definito, nelle sue linee di intervento, da un gruppo di lavoro costituito da membri delle Regioni, delle Province Autonome, delle Autorità di Bacino, delle Amministrazioni Nazionali, del CNR e dell’ex Servizio Geologico Nazionale (confluito prima nell’Agenzia nazionale per la Protezione dell’Ambiente e Servizi Tecnici – APAT – e oggi in ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

La Regione Autonoma Valle d’Aosta, con le deliberazioni della Giunta regionale n. 4028 del 27/11/2000 e n. 2163 del 18/06/2001, ha promosso l’attività di censimento dei dissesti sul territorio attraverso la stipula di convenzioni rispettivamente con l’APAT e Il Dipartimento di Scienze della terra dell’Università degli Studi di Torino, attività finalizzate alla realizzazione di un inventario dei fenomeni franosi in Italia (Progetto IFFI), per il settore della Valle d’Aosta.

Nell’ambito di tale Progetto per l’intero territorio regionale è stato realizzato un archivio informatico composto da una parte cartografica alla scala 1:10.000 e da una parte alfanumerica descrittiva organizzata in un database.

La sua realizzazione è stata curata per la Regione dal Centro Funzionale (ex Servizio Cartografia e assetto idrogeologico) che ha coordinato i lavori col Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Torino tra gli anni 2002 e 2007.

Il progetto è stato finanziato al 37% dall’APAT e al 63% dalla RAVdA.




Il lavoro di censimento è stato articolato in:

  • - analisi fotointerpretative di riprese aeree multitemporali per il riconoscimento areale e tipologico dei fenomeni gravitativi;
  • - analisi bibliografiche, consultando numerosi archivi, per l’individuazione e la classificazione dei dati storici
  • - rilievi di terreno per la verifica e l’integrazione dei dati raccolti.

Contenuto del prodotto finale.

Dall’analisi dei dati inseriti nel Progetto IFFI, risulta che i fenomeni censiti sul territorio regionale sono 5.218 e coprono una superficie di circa 580 km² (ben il 17,8% dell’intero territorio regionale) è interessata da fenomeni franosi.

Il dato di per sé è già alquanto elevato: risulta tuttavia sottostimato, se si considera che solo il 73,5 % dei fenomeni franosi è stato georiferito e che tra questi solo il 50,6% è rappresentato come area. Infatti, per numerose frane storiche non è stato possibile reperire una perimetrazione certa e quindi esse o non sono state rappresentate sulla carta o sono state semplicemente indicate come punti.

Le elaborazioni statistiche dei dati permettono di stimare che la percentuale del territorio regionale interessata dai fenomeni franosi censiti in questo Progetto potrebbe salire al 24% circa, se venissero considerate tutte le aree dei fenomeni storici.

I fenomeni più frequenti sono i crolli, seguiti dalle frane di scivolamento, da quelle complesse e dai colamenti superficiali (figura 1). Mentre come estensione areale risultano ovviamente di dimensioni maggiori le deformazioni gravitative profonde di versante, seguite dai crolli e dalle frane complesse (figura 2).


figura 1


figura 2


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